Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale

Ventiduesima tappa 2025:
Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale a Pisticci

Parola declinata: Grano

La meta programmata della ventiduesima tappa è stata, il 3 maggio 2025, l’Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale a Pisticci, in provincia di Matera.

Grano, la parola che ha scandito le varie fasi di questo nuovo appuntamento di In cammino, è stata scelta proprio in considerazione del ruolo storico di “granaio d’Italia” che ha ricoperto la Basilicata fin dai tempi dell’impero romano: un ruolo che detiene ancora oggi, essendo tra le principali regioni della Penisola – insieme a Puglia e Sicilia – produttrici di grano duro, con più di 115 mila ettari coltivati e un raccolto di oltre 320 mila tonnellate l’anno. Un’eccellenza riconosciuta anche all’estero e sempre più votata al biologico. Il frumento è un cereale dal forte valore non solo alimentare ma simbolico, come testimoniano le monete greche metapontine e quelle del Regno d’Italia che recavano la spiga di grano quale rappresentazione figurativa e augurale di fertilità e di prosperità. Un simbolo identitario di un territorio e di una comunità votata all’agricoltura.

Il 2 maggio, giornata introduttiva alla tappa, lo abbiamo trascorso visitando Matera, dove ci siamo affacciati dal belvedere aperto, nel cuore cittadino di Piazzetta Giovanni Pascoli, sul panorama mozzafiato dei Sassi. Queste abitazioni, abbandonate agli inizi degli anni ’50, sono state oggi trasformate per la maggior parte in alberghi e strutture ricettive senza alterare la conformazione del paesaggio circostante. Così come sono state mantenute intatte le 150 chiesette rupestri affrescate o decorate a bassorilievo: un vero e proprio tesoro d’arte sacra. Il tutto contribuisce a rendere unica e magica questa città, capace di catapultare il visitatore in un’atmosfera da sogno fuori dal tempo. Grazie alla loro sorprendente bellezza, come ha ricordato la Presidente Livia Pomodoro, nel 1993 i Sassi sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità e nel 2019 Matera è stata designata Capitale Europea della Cultura.

Qui, davanti alla balconata di Piazzetta Pascoli, la delegazione di In cammino è stata salutata dal dott. Enzo Matera e Francesco Paolo Di Pede, Presidente del Circolo La Scaletta e, associazione culturale materana che da oltre sessant’anni si occupa di conservare, promuovere e valorizzare il patrimonio storico-artistico e ambientale sia della città che del territorio lucano, organizzando tra l’altro mostre e rassegne di scultura all’interno dei Sassi.

Nei pressi della piazzetta, precisamente dinanzi a Palazzo Lanfranchi, sede del Museo di Arte Medievale e Moderna della Basilicata, è stata collocata la Goccia, una scultura monumentale in bronzo alta tre metri realizzata da Kengiro Azuma (1926-2016). Si è trattata quindi di una piacevole sosta quasi obbligata per la Presidente Pomodoro, vista l’amicizia che legava lo scultore a lei e al Teatro No’hma di Milano.

E’ poi seguita la visita al Museo di Palazzo Lanfranchi, accompagnati dallo storico e poeta materano Roberto Linzalone. Qui è conservata una magnifica raccolta di opere di Carlo Levi (1902-1975), scrittore, pittore, medico antifascista che nel 1935 fu inviato al confino prima a Grassano e poi ad Aliano, in provincia di Matera. Da questa toccante esperienza esistenziale nascerà uno dei capolavori della narrativa italiana del Novecento: Cristo si è fermato a Eboli, che descrive tanto l’arretratezza dei luoghi quanto l’umanità della popolazione che viveva nei Sassi, all’epoca in condizioni misere e degradanti.

In una sala del Museo è presente il telero di grandi dimensioni Lucania ’61, che Levi dipinse in onore dell’amico poeta, scrittore e sindacalista lucano Rocco Scotellaro (1923-1953). L’opera gli fu commissionata dal Comitato per le celebrazioni del Centenario dell’Unità d’Italia, presieduto da Mario Soldati, per rappresentare la Basilicata alla mostra allestita nel 1961 a Torino.

“Matera è un esempio di come la cultura possa completamente trasformare e rivoluzionare il volto di un territorio: è una città che mette oggi a disposizione soprattutto dei giovani di tutto il mondo la sua storia, la sua natura, la sua bellezza” ha sottolineato Livia Pomodoro nell’ascoltare il video del Museo che, attraverso le testimonianze di Mario Soldati, Renato Guttuso e Italo Calvino, delineava la vicenda umana e artistica di Carlo Levi.

Gallery Pisticci

La giornata di sabato 3 maggio è iniziata con la visita guidata, a cura di Mirella Troiano e dei volontari del FAI – Gruppo Pisticci e Valle dei Calanchi, all’Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale.

La prima pietra di questo complesso religioso fu posata nel 1087 sui ruderi di un preesistente cenobio greco-bizantino, edificato dai monaci basiliani. A partire dalla fine dell’XI secolo l’Abbazia è stata retta dall’Ordine benedettino, divenendo un punto di riferimento agricolo, economico e spirituale per tutto il metapontino, fino al 1348 con l’arrivo della peste, allorché venne assoggettata per decreto papale alla Certosa di Padula. Oggi essa fa parte della Parrocchia di Cristo Re di Pisticci.

Santa Maria del Casale è stata realizzata in stile romanico-pugliese adoperando la tipica pietra locale di colore chiaro. Il Santuario custodisce la statua in legno del XVII secolo della Vergine, un’immagine sacra molto venerata e incoronata da papa Giovanni Paolo II nel 1991, durante la sua visita in Basilicata.

Pisticci, che per il colore uniforme delle case è conosciuta come la “città bianca”, è stata anticamente un’importante sede di produzione di vasellame dipinto: infatti le sue fornaci erano famose in tutta la Magna Grecia, così come testimonia il Pittore di Pisticci, nome con cui è convenzionalmente conosciuto questo ceramografo, forse il primo italiota a praticare tale arte.

I volontari del FAI e i responsabili della Pro Loco hanno anche illustrato ai visitatori un banchetto espositivo con diversi esempi, realizzati dagli studenti dell’Istituto Superiore Pisticci-Montalbano, del pane prodotto in queste zone fin dai tempi dei Greci.

Al termine della visita guidata, ha preso il via alle ore 10 nella Sala dell’Abbazia il convegno “Coltivare il grano, nutrire la comunità”, presieduto da Livia Pomodoro – titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano – e moderato da Claudio Serafini, Direttore di Organic Cities Network Europe.

“Questo è un luogo particolarmente prestigioso e significativo – ha premesso la Presidente Pomodoro. – Un luogo che sembrava dimenticato ma che ha trovato oggi una nuova dimensione storica… Presagio visibile di un futuro mite, solidale, attento alla cura spirituale e alla vita materiale delle comunità e delle persone. Il nostro auspicio è che possa essere così dappertutto, che il mondo del futuro sia un mondo senza differenze, dove l’umanità possa finalmente ritrovarsi e vivere in pace”.

Il Sindaco di Pisticci, Domenico Albano, nel porgere il suo saluto ha ricordato come nello stemma cittadino campeggi proprio una spiga di grano: “È davvero un momento speciale per la nostra comunità poter ospitare un evento internazionale che unisce spiritualità, cultura e sostenibilità. Pisticci si conferma ancora una volta una città di incontro e di crescita, siamo perciò felici di contribuire in questo modo al cammino del Giubileo 2025. L’Abbazia di Santa Maria del Casale è ricca di storia e di spiritualità, i suoi ruderi sono stati recuperati al fine di ricostruire l’intera struttura nel rispetto della sua conformazione originaria… Il seme del grano per noi significa terra, comunità e identifica storicamente e idealmente la Basilicata…”.

I saluti istituzionali sono proseguiti con Cosimo Latronico, Assessore alla Sanità della Regione Basilicata: “E’ importante che questa Abbazia si sia incastonata in un cammino di speranza, rappresentato dal Giubileo. L’Europa ha la sua culla in questi complessi monastici che erano presidi sia religiosi che di civiltà… Delle trame umane che hanno consolidato l’uomo e svelato la sua grandezza, trame che comprendono anche l’Abbazia di Pisticci… Ed è un cammino che ci deve fortificare in quest’anno giubilare: un itinerario di fede e sviluppo, perché la via della speranza possa prevalere sulla barbarie che è intorno e dentro di noi. Questa Abbazia rappresenta perciò un cammino di rigenerazione non solo architettonica per Pisticci, essendo essa circondata da un paesaggio evocativo di una bellezza struggente. E’ questa la grande ricchezza da preservare: la bellezza del creare, del valorizzare, del saper custodire”.

Beniamino Laurenza, Presidente della Pro Loco, portando il proprio saluto e quello della città di Pisticci ha sottolineato come questa ventiduesima tappa di In cammino sia un punto di partenza importante per Santa Maria del Casale per farla ulteriormente conoscere al grande pubblico ed essere immessa nei principali circuiti religiosi, storici e del tempo libero.

Gerardo La Rocca, Presidente ANCI Basilicata, dopo aver ringraziato la delegazione locale del FAI, è entrato nel tema della giornata: “Il grano unisce cultura, identità e comunità. Il pane è legato alla nostra terra, alle tradizioni, alla nostra anima. Nel Sud Italia molte grange gravitavano intorno alla Certosa di Padula. Qui c’erano la grangia di Santa Maria del Casale e quella di San Demetrio. Nel cuore agricolo e spirituale della Valle del Basento, Santa Maria del Casale è stata dapprima benedettina per divenire poi una grangia di Padula. L’Abbazia era un imponente centro agricolo e di allevamenti, con circa mille ettari coltivati a grano antico. Ecco, occorre ripartire dalla storia per giungere alle aziende e alle odierne realtà produttive del territorio… Abbiamo indetto un concorso per il marchio ‘Sigillo Carthusensis’ che riguarda proprio i grani antichi. Tutto nasce dall’installazione di un mulino a pietra nel monastero grangia di San Demetrio, così da produrre farina a impatto zero. Gli agricoltori che coltivano grano biologico possono richiedere il marchio: abbiamo a tale scopo stipulato una convenzione con 19 comuni e con un pastificio per arrivare al prodotto finito. Si tratta di una rete per riunire, nel segno della biosostenibilità, queste Abbazie e queste grange”.

La parola è passata a Grazia Panetta, Capo Gruppo FAI Pisticci e Valle dei Calanchi: “La condivisione è uno dei valori del FAI: e a Santa Maria del Casale ne abbiamo una prova tangibile. E’ un’Abbazia che, come è stato detto, racchiude in sé storia, spiritualità, agricoltura sostenibile e accoglienza: quest’ultima sempre viva e presente. Dobbiamo fotografare il cosa siamo oggi e cosa possiamo diventare… Il FAI ha lavorato in questi cinquant’anni per la tutela, la promozione e la valorizzazione del patrimonio artistico e dei beni architettonici italiani, seguendo il motto: ‘Si protegge ciò che si ama, si ama ciò che si conosce’… Entrando a Santa Maria del Casale, al di là dell’aspetto puramente esteriore e architettonico, avvertiamo la presenza della sua anima più profonda, la sua storia, che è poi la storia delle persone – religiosi e laici – che l’hanno costruita e abitata. E’ la storia di noi tutti, un vissuto che costituisce il nostro futuro”.

Claudio Serafini ha aperto il convegno, partendo dal titolo e suggerendo di suddividere i lavori in tre parti: “La prima, riguardo alla coltivazione del grano; la seconda, all’obiettivo di nutrire la comunità; e l’ultima parte focalizzandola sul contesto di oggi… Vorrei partire da due citazioni: la prima tratta dalla canzone sanremese di Lucio Corsi ‘Volevo essere un duro’, rapportandola al grano duro. Sappiamo che la Basilicata, con la Puglia e la Sicilia, è una grande produttrice nella penisola di questo cereale, una coltivazione che risale ai Benedettini. La regione vanta 264 panificatori, una filiera locale notevole per storia, cultura e come momento identitario specifico per il territorio… E giungiamo così alla seconda parte: nutrire la comunità. Nel mondo l’Unesco ha individuato 19 Patrimoni culturali immateriali dell’Umanità, che vanno dalla dieta mediterranea alla pizza, per citarne due che ci riguardano da vicino. Ciò che colpisce in questa scelta non è tanto il prodotto in sé che viene riconosciuto, quanto la ritualità, il procedimento attuato dall’uomo per arrivare a quel prodotto finito. E’ riconosciuto come fondamentale chi lo fa e come lo fa nel tempo. Non è quindi semplicemente la pizza, ma l’uomo che l’impasta, la condisce e l’inforna, ossia il contesto, il colore, il luogo: in questo caso Napoli… Così è pure per il grano: prima c’è l’idea di comunità e poi le proprietà organolettiche legate all’alimento… Lo stesso discorso, del legame tra territorio e prodotto, vale ad esempio per l’IGP che la Basilicata ha richiesto alla Commissione Europea per la fragola che qui si coltiva dagli anni ’50… La seconda citazione riguarda invece Carlo Emilio Gadda, il quale nel 1959 pubblicava su ‘Il gatto selvatico’, rivista edita dall’ENI di Enrico Mattei, un articolo intitolato ‘Riso patrio. Rècipe’ che altro non era se non la ricetta sul come preparare il risotto alla milanese. Anche qui ciò che traspare è la ritualità del fare più che il dosaggio degli ingredienti… La terza parte, contestualizzata all’oggi e allo stato attuale, si occuperà di prezzi e di filiera agroalimentare, con i costi di produzione sempre in costante aumento mentre rimangono stazionari – o addirittura calano – i prezzi di vendita degli agricoltori. Si parlerà di clima, ricordando l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015, di dazi e concorrenza sleale…  A voi dunque la parola…”.

Il primo intervento è stato di Viviana Verri, Consigliere dell’Ufficio di Presidenza della Regione Basilicata: “Produzioni come la fragola o il grano sono temi fortemente e storicamente identitari di questo territorio: non è affatto un caso se nello stemma di Pisticci compare la spiga di grano… Sono anche elementi principali dell’economia rurale qui nel cuore della Valle del Basento. Elementi che coinvolgono le nuove generazioni con un ritorno al lavoro della terra e con un apporto di manodopera e competenze femminili… La Basilicata è la regione italiana che conta la maggior superficie di territorio dedicata alla coltivazione delle fragole, una specificità caratteristica che attende a breve il riconoscimento IGP come ‘Fragola di Basilicata’. Una filiera e una rete che mette insieme associazioni, produttori, istituzioni, Commissione Europea. Una produzione che compie 70 anni ed è conosciuta e apprezzata in Italia e all’estero. Abbiamo appena partecipato al Fragola Expo a Scanzano Jonico… C’è una nuova consapevolezza sull’importanza di queste produzioni per l’intera regione: è una parte della Basilicata che si fa conoscere fuori dai confini regionali. Ma occorre mettere a sistema gli aspetti più tipici e su cui puntare a livello di promozione: dalla cultura alle bellezze paesaggistiche, fino alle specialità agroalimentari”.

La parola è passata a Tommaso Muliero, produttore a Pisticci di grano e pasta biologici: “Prima facevo tutt’altro lavoro, una professione liberare, poi mi sono appassionato e ho iniziato a coltivare prodotti biologici: negli anni ’80 e ’90 eravamo tra i primi a farlo in Italia e in Europa, una generazione un po’ romantica e che veniva individuata come hippy… Oggi sono un imprenditore agricolo e coltivo grano: una varietà antica, il Senatore Cappelli, ritenuto il padre del grano duro. A causa della scarsa resa rispetto ai semi tradizionali, si parla di 10-15 quintali a ettaro, era stato abbandonato proprio per ragioni economiche, mentre si tratta di una tipologia di grano molto apprezzata per digeribilità e qualità nutrizionali elevate, che veniva considerata “la carne dei poveri” per il contenuto di proteine, amminoacidi, lipidi, vitamine e sali minerali, oltre a un livello di glutine molto basso. È particolarmente adatto per la pastificazione e la panificazione. La sua coltivazione richiede uno scarso uso di fertilizzanti e perciò viene scelto per le coltivazioni biologiche. La spiga è alta e le radici sono molto forti e resistenti alla siccità…”.

Altra storia di passione è quella di Alessandro Quinto, Presidente della Cooperativa Agricola Agorà: “Il cooperativismo è tipico delle zone dell’Emilia Romagna e grazie proprio a un emiliano giunto da noi si è sviluppata, nel 2014, l’Organizzazione di Produttori Agorà che riunisce le aziende ortofrutticole del Metapontino e dell’arco ionico lucano e pugliese. Un distretto che si è sviluppato in Basilicata e che possiede uno stretto legame con il territorio. Esportiamo in 21 Paesi del mondo, ci occupiamo dei prodotti della nostra terra curando le filiere e facendo rete. Il consorzio ha infatti una forza contrattuale diversa, oltre a un più efficace potenziale di penetrazione sul mercato. Si parte dalle fragole di Basilicata e si propongono anche le altre specialità del Metapontino. I prodotti lucani sono oggi riconosciuti per la loro eccellente qualità, ma la nostra attenzione è anche rivolta al mercato e puntiamo sul biologico e sulla ricerca: come nel caso dell’uva da tavola, dove abbiamo sperimentato in Piemonte alle falde del Monviso una coltivazione di uva Crimson particolarmente adatta al mercato inglese, per gusto e colore più scuro del classico rosato, grazie al terreno e al clima di quelle zone. Infatti l’uva gialla è apprezzata dal mercato tedesco, la verde dai Francesi e la nera dagli Inglesi. Una diversità qualitativa che rispecchia anche la cultura variegata dell’Europa e che dobbiamo comprendere, poiché spesso e volentieri ‘si compra con gli occhi, non col cuore’”.

Dopo una domanda sui cibi biologici nelle mense scolastiche posta a Claudio Serafini da Dolores Troiano, neo Assessore alla Scuola del Comune di Pisticci, la Presidente Pomodoro ha concluso i lavori del convegno: “E’ stato un dibattito di grande rilevanza, da cui possono nascere altri temi, spunti e proposte. La frase di Goethe: ‘L’Europa è nata pellegrinando’ ci ha accompagnato in questo nostro viaggio etico-culturale per i luoghi e le Abbazie del Vecchio Continente. E il nostro cammino prosegue, prendendo per mano le nuove generazioni che hanno diritto a una vita e a un futuro migliore, con minori difficoltà e maggiori possibilità di risolverle”.

Nella stessa mattinata di sabato 3 maggio, alle ore 12, nella Sala dell’Abbazia di Santa Maria del Casale si è svolta la tavola rotonda: “Simbolismo e ruolo del grano nella storia lucana” coordinata da Antonio Bettanini, Direttore di In cammino – Abbazie d’Europa, che ha introdotto il format della giornata suddivisa in tre momenti distinti e tra loro collegati: un convegno, un incontro a più voci e una parte conclusiva di carattere musicale o artistica.

“Sono momenti di riflessione, di dialogo e qualche volta di confronto – ha spiegato Bettanini, – legati da una particolare parola scelta appositamente per ogni tappa: da acqua a bellezza, passione, tradizione e pace, fino ad arrivare a grano, la parola selezionata per Pisticci… Il nostro viaggio tende a scoprire, parlando di Abbazie, quanto di futuro c’è nelle economie sostenibili e circolari del passato… A voi il compito di accompagnarci!”.

Il dibattito della tavola rotonda è stato curato dalla giornalista Isabella Romano, Vicecaporedattrice del TG1 e conduttrice televisiva: “Con questo secondo incontro andremo un po’ più dentro alle nostre radici, parlando della simbologia del grano nella storia della Basilicata… Apriamo gli interventi con il saluto di Don Antonio, che è un po’ il padrone di casa, essendo il Parroco rettore della Parrocchia Santuario Cristo Re-Madonna del Casale… Ammetto, e lo dico da lucana, che questa Abbazia è per me una scoperta, dato che non c’ero mai stata: è un luogo bellissimo e ringraziamo Don Antonio per averci ospitato qui…”.

“Sono io che ringrazio voi – ha esordito Don Antonio Di Leo – per aver scelto per il vostro cammino giubilare questo complesso abbaziale ‘rinnovato’, completamente restaurato e tornato a nuova vita. Il futuro non può fare a meno del passato, altrimenti è cieco, è un futuro senza futuro… Sono un giovane sacerdote originario di Pisticci che ha ereditato questa Parrocchia da un suo illustre predecessore, Don Leonardo Selvaggi, il quale un trentennio fa ha riportato in vita quello che era ormai ridotto a un rudere, un luogo di abbandono… Oggi Santa Maria del Casale è rinata, nel segno delle tre ‘c’ professate da Don Leonardo: culto, cultura e carità. E per realizzare appieno il suo sogno è nato in questa Abbazia il Centro polifunzionale ‘La luce – Don Leonardo Selvaggi’ che accoglierà ragazzi autistici”.

E’ toccato poi al Professor Dino D’Angella delineare i passaggi essenziali della storia del complesso abbaziale di Pisticci: “Una struttura che già 600/700 anni fa possedeva degli spazi dove si raccoglieva e si custodiva il grano dopo la mietitura. La sua rinascita si deve, come accennato, alla lungimiranza di Don Leonardo Selvaggi che nel 1995 asserì: ‘Questi ruderi devo tornare a vivere’, mantenendo la sua parola e ricostruendo Santa Maria così come la vediamo oggi… Conosciamo la storia dell’Abbazia a partire dal 1250, quand’era da tempo in piena attività… Sarà poi il canonico Angelo Grammatico nella seconda metà del 1600 a redigere, per conto della Certosa di Padula da cui Santa Maria dipendeva, la ‘Platea’ con i beni, la ricchezza e l’organizzazione della comunità monastica di Pisticci. E’ grazie a lui che sappiamo dei 15.000/16.000 ettari appartenenti a Santa Maria del Casale e seminati per la maggior parte a grano… Nel 1400 l’Abbazia ottenne dai principi la facoltà di portare il proprio grano a Taranto, dove veniva ammassato e distribuito… E nelle calamità, come ad esempio durante le carestie dovute alla siccità, alle guerre o alle pestilenze, Santa Maria apriva i propri magazzini, i propri granai, agli affamati…”.

Don Gianluca Bellusci, Presbitero diocesano e Docente presso l’Istituto Teologico della Basilicata, ha invece illustrato la simbologia spirituale del grano e del pane nella tradizione giudaico-cristiana. Dal tema corporale del seme che muore e rinasce, al rito eucaristico e sacrificale del pane spezzato: “Vorrei partire da uno specifico culturale: perché ci poniamo questo tema spirituale per quanto concerne il grano? La risposta è che intorno ad esso esiste un approccio simbolico che è comune a tutte le religioni, in particolare al Giudaismo e al Cristianesimo, dove ha delle profonde radici. Faccio tale premessa poiché è uno dei nodi conflittuali delle religioni con la modernità, così come l’Occidente l’ha declinata… Questo perché l’approccio simbolico libera la realtà dalla sua esclusiva utilizzazione quotidiana, anche nei confronti del grano. Quindi le religioni colgono della realtà non soltanto il fine utilitaristico immediato, seppur nobile ed essenziale per la sopravvivenza qual è il nutrimento del pane in questo caso, ma anche ciò che la realtà riflette a livello più alto rispetto ad una finalità esclusivamente e meramente utilitaristica. E questa è data dalla potenza del simbolo…”.

Ha chiuso gli interventi della tavola rotonda Massimo Cifarelli, rappresentante per il Consorzio Panificatori di Matera, oltre che essere egli stesso panificatore da ben tre generazioni, il quale ha parlato della propria professione: “Il pane è un nutrimento alla base dell’alimentazione umana che non esiste in quanto tale in natura: viene creato dalle mani degli uomini e delle donne che lo sanno fare… Se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, il lavoro dei campi lo nobilita ancor di più e trasformare i prodotti del grano in pane avvicina l’uomo alla sacralità del divino… Da noi, nelle comunità rurali della Basilicata, il pane si faceva in casa e in special modo le donne erano detentrici del segreto di saperlo fare. E questo era appunto sacro, anche perché costituiva il principale se non a volte l’unico alimento della famiglia, speranza per il domani… Non esisteva ‘il’ pane di Matera, ma esistevano ‘i’ pani di Matera perché ogni donna produceva il suo ed era diverso da quello della vicina. L’essenziale era il fatto di saperlo fare, oltre alla lista degli ingredienti, vale a dire il grano biologico privo di contaminanti e il lievito madre dove dentro vive il territorio, visto che viene realizzato ancora oggi macerando in acqua frutta fresca di stagione ed è figlio del territorio… I forni erano comuni e ogni famiglia aveva il proprio marchio personale che imprimeva sul pane prima di infornarlo, così da riconoscerlo una volta cotto”.

Nel pomeriggio, alle ore 15, è stata la volta nella Chiesa abbaziale della rappresentazione artistica “Da nobis panem” eseguita dalla Sand Art di Anna Maria Pagliei e diretta da Mirella Troiano, con letture di Giulia Iannuzziello e accompagnamento musicale di Mariano Pastore al clarinetto e Carmine Mariano alla chitarra. Attraverso la proiezione sullo schermo di raffigurazioni di sabbia composte e ricomposte in tempo reale, si sono narrate e rappresentate le vicende tratte dal XII capitolo – “L’assalto al forno delle grucce” – e dal IV capitolo – “Il pane del perdono” – dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, concludendo con la poesia “Tra le spighe” di Giovanni Pascoli. Uno spettacolo delicato e artisticamente alto, molto apprezzato dalla Presidente Livia Pomodoro e dal pubblico presente, che ha accompagnato con scroscianti applausi le letture e le scene istantanee realizzate con la sabbia da Anna Maria Pagliei.

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