Ventisettesima tappa 2025:
Abbazia di San Nilo, Grottaferrata (Roma)
27 Ottobre 2025
Parola declinata: Incontro
Lunedì 27 ottobre si è svolta la ventisettesima tappa che ha avuto come meta l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata, in provincia di Roma, dove è stata declinata la parola Incontro.
Edificato nel 1004, San Nilo appartiene alla Chiesa bizantina cattolica in Italia ed è sede dell’Ordine basiliano di Grottaferrata. Nella sua preziosa biblioteca si conservano oltre 500 manoscritti greci ed altrettanti latini, centinaia di incunaboli e più di 50.000 volumi stampati.
Il Monastero Esarchico è stato fondato da un gruppo di monaci greci provenienti dall’Italia meridionale, all’epoca bizantina, guidati da San Nilo di Rossano, capo carismatico e personalità spirituale di primo piano del suo tempo. Attualmente l’Abbazia è l’ultimo dei numerosi monasteri bizantini che nel medioevo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e nella stessa Roma. Costituisce inoltre un unicum in quanto sorto cinquant’anni prima dello Scisma del 1054 che portò alla separazione delle Chiese di Roma e Costantinopoli ed è sempre stato in comunione con il Vescovo di Roma, pur conservando il rito bizantino-greco e la tradizione monastica orientale delle origini.
La giornata è iniziata al mattino con il convegno: “La cultura dell’incontro. Una storia di dialogo umano e di territori”, presieduto da Livia Pomodoro – titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano – e coordinato da Tonino Bettanini, Direttore di In cammino – Abbazie d’Europa.
Ha dato il via ai lavori il video-saluto di S.E.R. Mons. Rino Fisichella. In sala erano presenti anche i ragazzi dell’Istituto Agrario Paritario “Europa Unita” di Grottaferrata accompagnati dalla Prof.ssa Barbara Galbani, i quali hanno assistito in silenzio e con attenzione gli interventi del convegno, che hanno affrontato tematiche molto vicine ai loro corsi di studi.
“Ringrazio in particolar modo gli studenti qui presenti – ha affermato nel suo saluto iniziale la Presidente Pomodoro. – Il nostro è stato un viaggio lungo e faticoso, un viaggio che siamo felici di consegnare ora nelle vostre mani. Nel nostro peregrinare per l’Europa abbiamo incontrato tante comunità e abbiamo ammirato tanta bellezza, dalle opere d’arte alle architetture degli edifici, dai manoscritti agli incunaboli delle primissime edizioni a stampa. E abbiamo mantenuto fede al motto di Goethe da noi scelto prima della partenza e che ci ha accompagnato tappa dopo tappa: ‘L’Europa è nata peregrinando’. Un’Europa che deve però crescere su basi solide, come la dignità umana che è alla radice di ogni vero sviluppo. In tutte le Abbazie visitate abbiamo trovato un clima di perfetta armonia; pensate che all’inizio dovevano essere quattordici le tappe da raggiungere in tre anni, poi sono diventate ventotto, esattamente il doppio: da Canterbury, la prima, a San Nilo di quest’oggi, fino a Fossanova, l’ultima che faremo a breve. Insieme alla Via Francigena abbiamo seguito altre strade storiche e sentieri di pellegrinaggio, avendo come meta finale Roma. E ai nostri incontri hanno partecipato, insieme ad Abati e vescovi, esponenti di altre religioni, il tutto all’insegna del dialogo, della vicinanza e della sostenibilità. Sono quindi particolarmente lieta di questo convegno che svolgiamo insieme a voi ragazzi dell’istituto ‘Europa Unita’…”.
Tonino Bettanini ha elencato in breve alcuni argomenti affrontati nei precedenti convegni: “Dalla dieta mediterranea di cui abbiamo parlato alla Certosa di Padula, alla moderna agricoltura bio dei Benedettini tedeschi di Plankstetten, all’orto sostenibile e biodinamico delle suore dell’Abbazia di Santa Maria, nel cuore di Fulda… Ed eccoci al tema del convegno di questa mattina qui a San Nilo: ‘La cultura dell’incontro. Una storia di dialogo umano e di territori’. Lascio quindi la parola a Claudio Serafini che, insieme alla Professoressa Parente, introdurrà i nostri ospiti”.
Claudio Serafini, Direttore di Organic Cities Network Europe: “Le aziende agricole del bio mostrano un’attenzione molto forte verso il territorio, in quanto la dimensione sociale del loro ‘essere’ è importante se non fondamentale. Quando si parla di biodiversità, il pensiero può evocare in generale l’estinzione di determinate specie sul nostro pianeta; oppure, in termini più consapevoli e ristretti, si può pensare alla salvaguardia dei biosistemi, quindi dei territori e del benessere delle persone che vi abitano…”.
Prof.ssa Tommasina Parente, Capo Gruppo FAI Castelli Romani: “Il Fondo per l’Ambiente Italiano si occupa in primis della protezione e del recupero dei Beni architettonici, artistici e paesaggistici, con la finalità di farli conoscere e di metterli a disposizione della comunità. In ciò ci fa da guida l’articolo 9 della nostra Costituzione, laddove parla di promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico nonché della tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali. Ed è attraverso la conoscenza e l’educazione al rispetto e alla bellezza che avviene la cura: perciò proponiamo eventi nazionali e locali coinvolgendo innanzi tutto le scuole e le nuove generazioni. FAI Castelli Romani comprende diciassette Comuni, un territorio che presenta una serie di aziende agricole che, per passione e con notevole e lodevole impegno personale, portano avanti la cura del territorio e della biodiversità, insieme all’obiettivo economico, dato da un’economia spesso circolare. Come rammentava Livia Pomodoro, le diversità non vanno ostacolate e deve convivere il fattore agricolo insieme a quello urbano…”.
Claudio Serafini: “Penso che questo incontro sia particolarmente interessante per gli studenti che sono venuti a trovarci, in quanto affrontiamo argomenti utili per la loro didattica… Tra i relatori di quest’oggi vi sono Riccardo Magno e Maria Enqvist, dell’azienda ‘La Torretta’ in Valle Marciana, poco più sotto di Grottaferrata. Praticano un’agricoltura bio e la loro esperienza è di tipo biodinamica… Sappiamo delle critiche della senatrice Elena Cattaneo, del suo rifiuto dell’agricoltura biodinamica e della separazione tra agricoltura biologica e biodinamica, in quanto quest’ultima non avrebbe fondamenti scientifici… Ma è pur sempre una pratica agricola che viene da lontano… Riguardo alle fasi lunari e al ‘cornoletame’ lasciato sotto terra per sei mesi, una vera e propria iniezione di microbiologia e biodiversità immessa nel terreno, ricordo la polemica che ci fu ai tempi tra Indro Montanelli e Giulia Maria Crespi, Presidente del FAI, imprenditrice e sostenitrice della biodinamica…”.
Riccardo Magno: “Le nuove generazioni devono pensare al futuro che sarà loro. La microbiologia ci serve: tutte queste forme di vita sono importanti per ridare forza al terreno, al suolo, all’ecosistema, in un territorio spesso impoverito sotto questo punto di vista. Un terreno sano è microbiologicamente ricco… Attualmente ci sono degli studi e dei dati scientifici che sostengono sia il ‘cornoletame’ che l’agricoltura biodinamica, la quale va vista come parte di un organismo totalitario di cui anche noi facciamo parte. E ognuno deve fare il suo compito per far star bene e far crescere questo organismo di cui siamo parte… Vediamo ora la realtà del nostro territorio, dove ci sono varie aziende dedicare al biologico e alla biodinamica in particolare, come ad esempio la ‘Campodarco’ di cui parleremo dopo e che si focalizza anche su un aspetto sociale… E ci sono varie associazioni che cercano di promuovere la comunità e quei luoghi in cui la comunità ha vissuto e continua a vivere. Il biodistretto è l’organo anche politico di rappresentanza delle attività di produzione biologica: il dato positivo è che i terreni coltivati biologicamente stanno man mano aumentando. Uno degli obiettivi è di arrivare alle mense: queste devono offrire cibo biologico, sano, perché altrimenti ci si ammala. Al momento del biodistretto Castelli Romani fanno parte sei Comuni, tra cui Grottaferrata…”.
Elena Campolongo: “’Agricoltura Capodarco’ è una cooperativa orientata alla promozione di una economia sociale, sostenibile e solidale. La strada seguita è quella dell’Agricoltura Sociale, che fonda le proprie basi sulle ricchezze del territorio per costruire comunità accoglienti e solidali. Capodarco si occupa anche della parte agraria dell’Abbazia di San Nilo… La nostra vocazione è la sostenibilità ambientale attraverso la produzione biologica, tenendo presente il ruolo sociale svolto dall’agricoltura nella sua funzione di presidio della comunità. Il cibo può e deve generare inclusione sociale… Tra le tante iniziative avviate nei confronti della disabilità, del disagio psichico o sul fronte dell’integrazione, riporto qui il progetto ‘Vanga e Fornello” basato su dei percorsi di inclusione socio-lavorativa per la formazione delle persone in misura alternativa alla detenzione o in altre misure di sicurezza. Ossia la possibilità, per queste persone che attraversano periodi difficili della loro vita, di integrarsi. Un momento di incontro quindi e di inclusione attraverso il lavoro della terra, nel rispetto dell’altro, perché agricoltura è accoglienza”.
Maria Enqvist: “Il biologico è la base, ma la biodinamica approfondisce l’essere ponendo al centro il suolo, l’humus: l’uomo è simile a una grande spugna ricca di vita. Uno degli scopi principali dell’agricoltura sostenibile è di produrre cibo che fa bene, cibo vitale che contiene tutto ciò che serve per nutrire corpo e animo, corpo e spirito… Lo strato di humus del terreno è in via di estinzione: abbiamo perso circa il 60% della vita organica negli ultimi dieci anni. Stiamo perciò desertificando il suolo del pianeta. Dobbiamo quindi aumentare lo strato di humus della terra anche attraverso il ‘cornoletame’. L’azienda biodinamica è in sé per sé un organismo vivente: dobbiamo cambiare prospettiva e vedere un tutto insieme, non scorporato… Nella nostra azienda stiamo per introdurre anche delle pecore, che producono non solo latte e lana ma anche letame: inoltre già il pascolare e brucare è biostimolante per il terreno… Dobbiamo non dominare la natura ma porci in ascolto”.
Carlo Noro, dell’omonima azienda agricola biodinamica: “L’impresa biodinamica deve essere sostenibile in tutte le sue fasi: anche l’erba abbassa il livello di CO2, di anidride carbonica nell’aria… E la nostra vinificazione avviene in modo naturale, in una grotta dell’epoca romana…”.
“E’ questa una fase in cui voi potete fare tantissimo – ha concluso i lavori Livia Pomodoro – attraverso la vostra comunità e facendo rete con altre comunità simili alla vostra. Queste iniziative, oltre a creare benefici per l’ambiente, danno un impulso economico e sociale significativo per tutto il territorio. Nel nostro itinerario abbiamo tra l’altro incontrato i Benedettini dell’Abbazia di Plankstetten, i quali hanno avviato un’associazione che raccoglie tutti i conventi votati al biologico della Baviera. E di questi esempi virtuosi ne abbiamo esaminati molti nel nostro viaggio per l’Europa e l’Italia. Un grazie dunque di cuore a tutti voi”.
Ventisettesima tappa 2025:
Abbazia di San Nilo, Grottaferrata (Roma)
27 Ottobre 2025
Parola declinata: Incontro
Programma Domenica 26 ottobre 2025:
– Ore 10:00 – Visita all’Abbazia di San Nilo
Corso del Popolo 128, Grottaferrata
– Ore 15:00 – Visita alla Basilica Santuario Madre del Buon Consiglio
Corso Cardinal Vannutelli 2, Genazzano (Roma)
Programma lunedì 27 ottobre 2025:
– Ore 10:00 – Convegno, Abbazia di San Nilo
Corso del Popolo 128, Grottaferrata
“La cultura dell’incontro. Una storia di dialogo umano e di territori”
Presiede Livia Pomodoro, titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano
Coordina Tonino Bettanini, Direttore di In cammino – Abbazie d’Europa
Saluto video di S.E.R. Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e Responsabile dell’Organizzazione del Giubileo
Saluto del Rev.mo Padre Francesco De Feo OSB, Abate di San Nilo
Saluto istituzionale del Prof. Mirko Di Bernardo, Sindaco di Grottaferrata
Partecipano:
– Claudio Serafini, Direttore di Organic Cities Network Europe
– Prof.ssa Tommasina Parente, Capo Gruppo FAI Castelli Romani:
“La vite ferma il cemento. L’importanza della biodiversità per la difesa dell’ambiente”
– Maria Enqvist, Riccardo Magno, imprenditori agri-vinicoli Bio.
– Ore 14:45 – “L’incontro come fonte di pace e di conoscenza”
Partecipano:
– Rev.mo Padre Francesco De Feo OSB, Abate di San Nilo
– Massimo Sebastiani, giornalista ANSA e ideatore della rubrica “La parola della settimana”
– Ore 16:00 – Vespro
Celebrazione cantata nella Chiesa monastica
– Ore 10:00 – Convegno, Abbazia di San Nilo
Corso del Popolo 128, Grottaferrata
“La cultura dell’incontro. Una storia di dialogo umano e di territori”
Presiede Livia Pomodoro, titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano
Coordina Tonino Bettanini, Direttore di In cammino – Abbazie d’Europa
Saluto video di S.E.R. Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e Responsabile dell’Organizzazione del Giubileo
Saluto del Rev.mo Padre Francesco De Feo OSB, Abate di San Nilo
Saluto istituzionale del Prof. Mirko Di Bernardo, Sindaco di Grottaferrata
Partecipano:
– Claudio Serafini, Direttore di Organic Cities Network Europe
– Prof.ssa Tommasina Parente, Capo Gruppo FAI Castelli Romani:
“La vite ferma il cemento. L’importanza della biodiversità per la difesa dell’ambiente”
– Maria Enqvist, Riccardo Magno, imprenditori agri-vinicoli Bio.
– Ore 14:45 – “L’incontro come fonte di pace e di conoscenza”
Partecipano:
– Rev.mo Padre Francesco De Feo OSB, Abate di San Nilo
– Massimo Sebastiani, giornalista ANSA e ideatore della rubrica “La parola della settimana”
– Ore 16:00 – Vespro
Celebrazione cantata nella Chiesa monastica
Nell’Abbazia di San Nilo, con la sua preziosa biblioteca che conserva oltre cinquecento manoscritti greci ed altrettanti latini, l’Oriente e l’Occidente si sono incontrati dando vita a un dialogo e a una cultura che, dal passato, giunge fino a noi.
Nel pomeriggio, alle ore 14.45, è iniziato “L’incontro come fonte di pace e di conoscenza”, con la partecipazione dell’Abate di San Nilo Rev.mo Padre Francesco De Feo e del giornalista Massimo Sebastiani, il quale ha così aperto il dibattito/dialogo: “Due parole che dico sempre a mo’ di premessa: le parole, comprese quelle di uso comune e più semplici da comprendere, celano sempre delle sorprese. Infatti esse sono perennemente in cammino e il loro significato si trasforma nel tempo e con il tempo, a volte biforcandosi. E spesso l’etimologia non è tutto. La parola ‘incontro’ deriva da incontra: trovarsi di fronte, contro, in un senso più rafforzativo. Che significa questo? Due entità si avvicinano oppure si fronteggiano? Esiste al suo interno una specie di nocciolo duro che può voler dire anche il contrario di una prima accezione, in quanto l’incontro può essere anche scontro. Compenetrarsi, completarsi, venirsi incontro o scontrarsi. Riporto i due incontri più importanti dal punto di vista della storia: quello di Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano; e quello tra il filosofo cinico Diogene e Alessandro Magno. Il filosofo stava sdraiato a prendere il sole, quando arriva Alessandro che vuole a tutti i costi conoscerlo e, cosciente della sua potenza, gli chiede ‘Cosa posso fare per te Diogene?’. Questi gli risponde: ‘Innanzi tutto levarti da lì, perché mi copri il sole e mi fai ombra’…”.
Padre De Feo: “Porto anch’io qualche mia riflessione. Esiste una dimensione dialettica all’interno del termine ‘incontro’, che è anche una consapevolezza di un’alterità, una presa di coscienza dell’altro. Uscire da me stesso per andare verso l’altro. Il monaco odia la propria volontà, il fulcro del monachesimo è dimenticarsi di se stessi, rinnegarsi mettendosi al servizio di Cristo. La Parola è la ragione della nostra esistenza… Occorre prestare attenzione alla ricaduta linguistica di alcuni termini, come ad esempio il caso del filioque, una ricaduta che può essere gravida di conseguenze… Incontrare l’alterità, l’altro, il fratello, è la ragione prima e ultima del monachesimo… Andare alla ricerca è l’elemento vitale del monaco, è la Bibbia a parlarci di grandi viaggi, di uscite da se stessi. L’Esodo verso l’altro è in qualche modo il nostos, il ritorno verso se stessi, che è poi la cifra della nostra umanità. Il sapore di questa ricerca è proprio l’incontrarsi e il ritornare verso se stessi”…
“Ho ascoltato con grandissima attenzione e partecipazione le vostre parole – ha concluso la Presidente Pomodoro. – Voglio sottolineare quanto sia importante oggi l’incontro, che le persone abbiamo voglia e disponibilità di cercare l’incontro più che lo scontro tra di loro, di cercare una conoscenza che li conduca alla condivisione, alla verità, più che alla divisione. Dobbiamo perciò saper trasformare le molteplici occasioni di scontro in possibilità uniche di incontro!”.
La ventisettesima tappa è terminata con la celebrazione del Vespro, secondo il rito bizantino-greco, nella Chiesa abbaziale dedicata a Santa Maria delle Grazie. Un’esperienza davvero intensa che ha chiuso una giornata di memorabili incontri che porteremo sempre con noi!




















































