Abbazia di San Nicolò del Boschetto

Ventunesima tappa 2025:
Abbazia di San Nicolò del Boschetto

Parola declinata: Passione

In cammino ha raggiunto nella mattinata di sabato 29 marzo l’Abbazia di San Nicolò del Boschetto a Genova, da dove è partita la ventunesima tappa del nostro pellegrinaggio etico-culturale. Il capoluogo ligure è stato scelto come terza meta del terzo anno di questa formidabile esperienza iniziata nel 2023 e che ci ha visto raggiungere, nel triennio, alcune tra le più importanti Abbazie europee, in attesa di arrivare a Roma nel dicembre 2025, in concomitanza con la chiusura del Giubileo e delle Porte Sante.

La parola della ventunesima tappa era: Passione.

Un termine scelto non a caso, dato che a San Nicolò del Boschetto erano conservati i grandi teli monocromi raffiguranti Scene della Passione di Cristo, ispirati alle incisioni di Dürer e realizzati in un tessuto blu precursore dei jeans. Dopo varie vicissitudini, con l’acquisizione da parte di privati e il loro passaggio in asta a Londra, questi capolavori sono attualmente esposti al Museo Diocesano di Genova, luogo in cui il nostro team ha organizzato gli eventi che hanno caratterizzato la tappa.

All’Abbazia di San Nicolò, ci hanno accolto alle 10 del mattino il Direttore de “Il Boschetto” Alberto Di Feo e l’architetto Roberta D’Ambrosio, che ha anche curato i lavori di restauro del complesso e ci ha guidato nella visita. Fondato nel 1311 come semplice cappella dalla famiglia Grimaldi e successivamente ampliato, San Nicolò del Boschetto sorge sulle prime pendici della collina di Coronata nel quartiere genovese di Cornigliano, ai cui piedi si trovano gli impianti industriali di Ansaldo Energia. L’Abbazia è stata retta a partire dal 1412 fino alle soppressioni napoleoniche dai Benedettini, mentre oggi – dopo un lungo periodo di decadenza e di chiusura – è affidata alle cure dell’Opera Don Orione, che ne ha promosso la ristrutturazione collocandovi il centro d’accoglienza “Il Boschetto”.

Situato in una posizione strategica in Val Polcevera, zona di transito per i pellegrini medievali che provenivano a piedi dalla Pianura Padana diretti a Santiago de Compostela, San Nicolò conserva ancora intatto il suo fascino di zona franca e ospitale rispetto al sottostante traffico metropolitano. Va detto che Genova e la Liguria sono state storicamente dei punti cruciali per i viandanti che, provenienti da est, s’incamminavano verso Santiago o per quanti, da nord e dal litorale ovest, raggiungevano il mare o imboccavano la Via Francigena diretti a Roma.

Dopo aver visitato l’esterno dell’Abbazia, che ingloba il nucleo originario gotico rimodulato e allargato nel Seicento con i due chiostri, è stato il momento della Chiesa che custodisce al proprio interno i sacelli scolpiti delle famiglie Doria, Spinola e Pinelli. Il “clou” è stata la Sala dell’Abate, completamente affrescata con paesaggi e scene allegoriche.

Come accennato, oggi il complesso accoglie il Centro di accoglienza gestito dalla Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, fondata da Don Orione, che ospita immigrati, persone e nuclei familiari in difficoltà. Sono cambiati i tempi, ma la missione dei volontari e dei sacerdoti orionini rimane la stessa di quella degli anni ’60, quando si ospitavano qui le famiglie degli operai immigrati dal Sud Italia per lavorare all’Ansaldo.

La mattinata è proseguita al Museo Diocesano dove, considerata anche la peculiarità della Liguria rispetto ai pellegrinaggi, si è svolto alle ore 11.30 il convegno: “Cammini religiosi: proposte e prospettive” presieduto e coordinato da Livia Pomodoro, titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano.

Ed è stata la stessa Presidente Pomodoro a introdurre il dibattito: “Stamani siamo stati al Boschetto, nel cuore industriale di Genova, un luogo della memoria molto interessante e affascinante… Nella Chiesa abbaziale erano presenti le cappelle gentilizie con i sepolcri dei personaggi illustri che hanno contribuito a rendere importante San Nicolò, a beneficio anche di quei pellegrini del passato che vi sostavano provenendo da lontano, come tappa intermedia del loro viaggio. Un’oasi di pace, dedicata all’umanità. Ecco, questi uomini hanno costruito qualcosa di bello e al contempo hanno fatto del bene… Da molte università ci chiedono di far conoscere ai giovani questi luoghi che noi visitiamo lungo il nostro cammino, per incuriosirli e spingerli a vederli di persona, così da preservarne la bellezza per loro stessi e per le future generazioni”.

E’ stata poi la volta del video saluto istituzionale di Luca Lombardi, Assessore regionale al Turismo, il quale ha spiegato che in Liguria i principali itinerari legati al tempo libero e al sacro sono attualmente quattro: la Via Francigena, che attraversa la Val di Magra e il cuore della Lunigiana, con i suoi paesaggi immersi nella storia e nella natura; l’Alta Via dei Monti, che collega le estremità della riviera ligure: un viaggio per sentieri e mulattiere tra costa ed entroterra; il Cammino di Sant’Agostino, il cui tratto appenninico percorre l’antica Via del Sale e ricorda la traslazione del corpo del Santo da Genova alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia; infine la Via del Mare o Patranica, che parte da Portofino per raggiungere Varzi e le colline dell’Oltrepò pavese, percorrendo anch’essa la Via appenninica del Sale.

Gallery tappa Genova

La parola è passata a Francesco Ferrari, Presidente dell’Associazione Europea Vie Francigene: “I Cammini ci permettono di vedere e incontrare tante bellezze, come qui a Genova il Museo Diocesano e San Nicolò del Boschetto, testimonianze che parlano di storia e di cultura, capaci di resistere nel tempo e ai tempi… Sono felice di poter annunciare che nella Cattedrale di Canterbury, città da cui è partito nell’anno Mille il Vescovo Sigerico e da cui nasce la Via Francigena, è stato aperto uno speciale sportello informativo per il rilascio delle credenziali ai pellegrini, oltre alle benedizioni di rito… Grazie alle figure istituzionali e al volontariato, la Francigena sta crescendo divenendo una realtà sempre più importante… In Liguria è presente, come ricordava l’Assessore, un breve tratto di Via Francigena tra Sarzana, Santo Stefano di Magra, Castiglione, Luni… Da cammino nasce cammino, ed è  una situazione in progressivo sviluppo… L’Alta Via dei Monti, come accennato, da Sarzana attraversa Ventimiglia in direzione del Cammino per Santiago de Compostela. C’è un progetto che stiamo sviluppando per collaborare col Cammino di Santiago, mettendo insieme sinergie e condivisione. Stiamo inoltre promuovendo la Via Francigena in un contesto internazionale, visto che sempre più pellegrini provengono da Stati Uniti, Canada e Australia. Siamo stati alla Fiera di New York, a quella di Parigi e a ‘Fa’ la cosa giusta!’ a Milano… Non abbiamo certo il numero di pellegrini che vanta il Cammino di Santiago, ma sono comunque numeri importanti e in crescita… Dopo la pandemia c’è voglia di riscoprire un turismo sostenibile: ed è un tipo di turismo che coinvolge molti giovani. L’anno scorso, il 25% dei 50.000 camminatori sulla Francigena erano giovani sotto i 25 anni. E dobbiamo far rete, per attivare cammini storici oggi quasi del tutto abbandonati…”.

Tonino Bettanini, Direttore di In cammino – Abbazie d’Europa, nel porgere i ringraziamenti ai relatori e il benvenuto al pubblico, ha presentato il formato di In cammino, con la sua triplice formula che prevede: “Al mattino un convegno in genere dedicato ai prodotti d’eccellenza dei territori visitati, dal vino alla birra alla dieta mediterranea. Si tratta di prodotti che il monachesimo ha spesse volte coltivato per la prima volta in quei territori regalandoli all’umanità. Porto qui il solo esempio dell’Abbazia di Plankstetten, che ha compiuto oggi una scelta totalmente ecosostenibile producendo le sue eccellenze in modo del tutto naturale e tradizionale… Dobbiamo dimenticare l’interpretazione, retaggio scolastico di un certo Illuminismo, di un Medioevo costituito da secoli bui e arretrati… Per Genova, invece il tema scelto per il convegno è quello dei cammini, mentre nel pomeriggio dialogheremo sulla parola scelta per questa tappa: ‘Passione’, concludendo con uno spettacolo musicale dedicato a questa parola”.

Livia Pomodoro ha sottolineato che: “Quando si aprono spiragli, poi si spalancano delle porte… Parlare significa conoscere le persone e anche conoscersi… Man mano che procedevamo nel viaggio per le Abbazie d’Europa, seguendo questa nostra singolare visione, abbiamo scoperto la ricchezza di centri agricoli e di territori che non immaginavamo quanto potessero essere importanti per il futuro. Il mondo ha bisogno più che mai di sostenibilità e di un’economia circolare. Ce ne stiamo accorgendo in questi giorni. Le Abbazie, con il loro passato, rappresentano un ponte verso il futuro”.

Federico Marenco, Direttore Generale del Turismo, Agricoltura e Aree protette della Regione Liguria, nel suo intervento ha raccontato un episodio che vedeva coinvolti Don Orione e lo scrittore Ignazio Silone: “Stamani, prima di venire al Museo Diocesano, siete stati a San Nicolò del Boschetto, Abbazia che da benedettina è divenuta orionina… Ecco, un giorno il giovanissimo Silone sta accompagnando Don Orione per le vie di Genova a imbucare trecento cartoline di auguri natalizi per i suoi ex alunni. Il ragazzo si accorge che il Santo in ogni cassetta postale lungo la strada imbuca poche cartoline per volta e gliene chiede ragione. Il motivo era che lo faceva per non dare troppo lavoro a un solo postino, col rischio di renderlo nervoso e svogliato e di perdere magari qualcuna di quelle cartoline così preziose per il Santo. Ecco allora la condivisione e il ricordo che vale per ognuno e per tutti… Don Orione è stata una figura importante di prete operaio… E sappiamo quanto le regole del management ricalchino in maniera sorprendente la Regula Sancti Benedicti che è alla base del monachesimo. Inoltre i chiostri sono un simbolo architettonico di pace, di comunità e di ricerca dell’equilibrio umano… Sapete perché Pegli, quartiere del ponente genovese, ha la stessa patrona di Palermo: Santa Rosalia? La spiegazione è che Genova nella seconda metà del ‘600 venne colpita dalla peste nera; l’arrivo di un pescatore siciliano su queste coste portò la notizia che all’inizio del secolo a Palermo la processione con le reliquie della Santa aveva miracolosamente arrestato l’espandersi dell’epidemia di peste in quella città. Perciò la patrona di Pegli, da allora a oggi, è Santa Rosalia…”.

“L’arte e la bellezza devono appartenere a tutti: è questo il tema di fondo – ha concluso la Presidente Pomodoro. – Vorrei accennarvi allo scambio epistolare avvenuto tra Albert Einstein e Sigmund Freud poco prima del Secondo conflitto mondiale. Entrambi apparivano distanti rispetto ai loro campi di studio. L’uno era famoso per la sua teoria psicoanalitica, l’altro per la teoria della relatività, eppure erano simili, perché amanti dell’umanità… Concludo dicendo che questo nostro peregrinare ci lascia senz’altro migliori di quando, nel 2023, partimmo da Canterbury… Il termine che meglio può definire tutto questo è ‘insieme’: insieme ci siamo reciprocamente conosciuti, insieme continueremo il nostro viaggio!”.

Nel pomeriggio Marzia Cataldi Gallo, già Soprintendente della Liguria e già Docente di Storia del Costume all’Università di Genova, ci ha accompagnato nella visita guidata ai teli della Passione conservati nel Museo Diocesano. La professoressa, autrice del libro Passione in blu: I teli con storie della Passione del XVI secolo a Genova, si è occupata del recupero di questi teli che, in mano a privati, erano finiti all’asta. E ha spiegato che le tele blu dipinte a monocromo, provenienti dall’Abbazia di San Nicolò del Boschetto, sono realizzate in fibra di lino tinta con indaco e possono essere considerate a pieno titolo le antenate del tessuto di Genova o jeans. Si tratta di quattordici teli databili tra il 1538 e la fine del XVII secolo ispirati alle incisioni di Albrecht Dürer. Acquistati nel 2001 dallo Stato italiano, fanno parte della collezione tessile della Soprintendenza della Liguria che li ha collocati in deposito temporaneo al Museo. Gli studi più recenti ritengono che questi teli costituissero il “sepolcro” o altare della Reposizione, ovvero un apparato effimero per la Settimana Santa: venivano probabilmente allestiti nella chiesa del Boschetto a formare una piccola cappella estemporanea per la devozione dei fedeli.

Durante la visita, è passato al Museo anche Monsignor Gianluigi Ganabano – Rappresentante diocesano per il Giubileo della Speranza – il quale, impossibilitato a partecipare al convegno del mattino, ha così portato il suo saluto e quello dell’Arcivescovo di Genova S. E. Monsignor Marco Tasca.

A seguire, alle 15.30, ha preso il via l’incontro sulla parola “Passione” che ha caratterizzato la tappa. Il dialogo è stato coordinato da Antonio Bettanini e ha visto la partecipazione di Monsignor Marino Poggi, Canonico del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo; Marco Bucci, Presidente della Regione Liguria; Livia Pomodoro e Marzia Cataldi Gallo.

“Passione – ha spiegato Bettanini nell’introdurre l’argomento – è un termine che ha cambiato il proprio significato nel tempo, divenendo da passivo e negativo per il mondo greco-romano a quasi frivolo e leggero per l’odierna quotidianità: si dice infatti la passione per il cinema, per il teatro e così via… Senza dimenticare sia la connotazione sacra ed evangelica assunta dalla parola sia la sua connotazione moderna di passione amorosa e di sinonimo di hobby. Sulle vostre sedie, avete trovato una stampa con la definizione che dà di questo termine Treccani, che fin dall’inizio ci accompagna in questo nostro viaggio per le Abbazie d’Europa…”.

Poi il Direttore ha posto delle domande specifiche sul tema a ciascuno dei relatori invitati a dialogare.

Monsignor Marino Poggi: “Ho letto con interesse il foglio della Treccani. ‘Passione’ all’interno dell’esperienza cristiana mostra due significati in parte divergenti. In primis, viene identificata con la sofferenza di Gesù sulla Croce, che è il suo richiamo più immediato e diretto, però nella Sacra Scrittura essa acquista non un significato psicologico bensì teologico. Gesù ha sofferto per noi e questo potrebbe apparire come passività, mentre nella Sacra Scrittura la sua Passione è tutt’altro: è sacrificio, che nel linguaggio antico non appare affatto negativo. Toccando l’altare la vittima diventa santa, è dunque un’azione partecipativa. Gesù che patisce la croce la subisce per conto nostro e la vicarietà è includente: egli soffre per noi e con noi”.

Marzia Cataldi Gallo ha invece parlato della sua “Passione in blu”, ossia i teli ora in deposito al Museo: “Mia nonna aveva la passione per i tessuti, potrei quindi averla in qualche modo ereditata nel mio patrimonio genetico. In secondo luogo, tale passione è nata per pura combinazione dalla Regione Liguria: lavoravo in quest’ente e con due colleghe ricevetti l’incarico di catalogare le marsine di Palazzo Rosso. Non avevo la più pallida idea di cosa mi sarei trovata di fronte. Da qui è scattata la scintilla e si è accesa la passione. Era un periodo molto favorevole per chi studiava le materie artistiche legate ai tessuti, perché all’epoca erano meno frequentate del più popoloso settore degli storici dell’arte…”.

Altra passione personale della professoressa: la musica.

Livia Pomodoro ha invece spiegato la sua passione per il teatro: il No’hma, da lei presieduto e diretto, è l’unico teatro al mondo in cui non si paga il biglietto e promuove da anni una prestigiosa rassegna internazionale, con compagnie che giungono a Milano da tutto il mondo. “Le utopie non devono morire – ha affermato la Presidente. – Tutti ma proprio tutti possono godere dell’arte e della bellezza che il teatro può dare. Io che ho svolto la professione di giudice per cinquant’anni, ho raccolto il testimone dopo la scomparsa di mia sorella Teresa, la quale mi diceva che a me mancava il ‘terzo occhio’ e io non capivo a cosa alludesse… Alla fine ho compreso, il terzo occhio è quello che ci permette di vedere l’orizzonte del futuro: e io l’ho raggiunto col teatro, con la passione del teatro”.

Il Presidente Marco Bucci: “Ci sono tanti tipi di passione. Monsignor Marino ha citato il sacro, io parlerò del profano. Quando si parla di passione, la connotazione in genere è di sofferenza: qualcosa che si ‘patisce”, considerata la derivazione del termine dal verbo ‘patire’… Esiste invece un significato completamente differente: la passione è quel movimento interiore del cuore che è all’opposto dell’intelligenza razionale, trattandosi appunto di un’intelligenza emotiva. La prima è quella che ci fa fare i ragionamenti e ci suggerisce come le cose devono andare; l’altra al contrario ci fa andare verso qualcos’altro senza pensarci troppo: quella cosa la si fa perché uno ha passione. Il forte insegnamento della storia è che quando l’intelligenza razionale si unisce alla passione emotiva si crea un sistema sinergico strepitoso e inarrestabile. I grandi della storia erano personaggi che possedevano al massimo grado intelligenza razionale e passione emotiva… Tutti noi abbiamo una passione emotiva: e sarebbe un peccato e uno spreco enorme se non l’utilizzassimo per fare ciò che desideriamo veramente fare, associandola all’intelligenza razionale…”.

La giornata al Museo Diocesano di Genova si è conclusa con il concerto di Mariangela Bettanini: “Le Musiche della Passione”.

La suggestiva voce di Mariangela, accompagnata alla chitarra da Giangi Sainato, ha spaziato da classici intramontabili a brani contemporanei, tra cui Lord Most High, il gospel Oh Happy Day!My Sweet Lord di George Harrison, Caruso di Lucio Dalla, Pride degli U2.

Una chiusura della ventunesima tappa davvero vibrante e appassionata!