Ventiquattresima tappa 2025:
Abbazia di Montecassino
12 Luglio 2025
Parola declinata: Speranza
Montecassino – da noi raggiunta sabato 12 luglio – San Benedetto fondò nel 529 la prima comunità che ne adottò la regola, ancora oggi seguita dai monaci che si richiamano ad essa. L’Abbazia sorse in uno dei periodo più turbolenti per l’Europa e soprattutto per l’Italia, dato che da lì a breve imperverserà la guerra greco-gotica: combattuta tra l’impero bizantino guidato da Giustiniano e il regno ostrogoto, essa perdurerà dal 535 al 553 causando immense distruzioni e un sensibile calo demografico nella nostra penisola. Montecassino risultò un faro di salvezza per le popolazioni malnutrite e fiaccate dal lungo conflitto.
L’Abbazia, che si distingueva ai tempi per gli stretti rapporti intrattenuti con il principato longobardo di Benevento, il quale faceva parte della cosiddetta Langobardia Minor,
Nel dopoguerra, si ricostruì l’intera imponente struttura seguendo per la Chiesa abbaziale – affrescata nel secondo Novecento da Pietro Annigoni –
La giornata del 12 luglio ha preso il via alle ore 10, con la visita guidata all’Abbazia partita dal chiostro piccolo, dove sono ancora oggi visibili le fondamenta della prima Chiesa costruita da Benedetto: ed è qui che il Santo si spense sorretto da due confratelli, come testimonia la scultura che ne ricorda il “transito”.
Alle ore 11 nella Sala San Benedetto, è stata la volta del convegno “Coltivare la speranza. Agricoltura e sostenibilità dai tempi di San Benedetto a oggi”presieduto da Livia Pomodoro – titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Susta
“Si avverte entrando a Montecassino – ha esordito la Presidente Pomodoro – la presenza concreta di mille e cinquecento anni di storia del monachesimo benedettino. Una presenza significativa e a volte dolorosa, contrassegnata dalla voglia di quei protagonisti che hanno attraversato momenti così difficili di proseguire, di fare di questa storia un riscatto positivo, una rinascita… Chi ha vissuto e superato il dolore viene da questo in qualche modo fortificato… Per tutto il mondo questo è il luogo simbolico per eccellenza della spiritualità, della cultura e del coraggio dimostrato dai Benedettini”.
“La parola chiave scelta per questa tappa – ha spiegato Bettanini prima di introdurre il dibattito – è ‘speranza’. Un termine più che appropriato e di stringente attualità, che assocerei alla tematica della ‘Pace’ già scelta per la tappa di Firenze. Una parola, ‘speranza’, comunque bellissima e che traccia il cammino dei pellegrini del Giubileo… Ed è anche una parola che accompagna il monachesimo, nella sua veste di testimone del passato e custode del futuro”.
E’ stato il Rev.mo Padre Antonio Luca Fallica OSB, Abate di Montecassino, a portare il primo saluto che ha scandito la giornata: “Ringraziamo la Presidente Pomodoro e il Direttore Bettanini per avere inserito Montecassino in questo cammino e per aver scelto la parola ‘speranza’. Associamo la figura e l’insegnamento di San Benedetto non solo al termine ‘pace’, ma anche a ‘speranza’. Come è stato ricordato, l’Abbazia è stata fondata dal Santo nel 529, quasi mille e cinquecento anni fa. Benedetto lascia Subiaco e giunge qui a Montecassino: ed è l’Abate primate di tutta la Famiglia benedettina. Nel 2029 festeggeremo l’anniversario e Montecassino sarà più che mai luogo di speranza… E’ significativo che siate venuti qui da noi dopo la festa di San Benedetto, caduta ieri 11 luglio, il vostro e il nostro è un cammino di speranza… Montecassino è infatti luogo di pace, di luce, di speranza… Un tema comunque abbinato alla sostenibilità e al futuro del nostro pianeta… Nella tradizione biblica, un simbolo di speranza è la sentinella che veglia di notte, nell’attesa che sopraggiunga il mattino. Ed è un termine collegato anche al ‘custodire’, da Caino e Abele: ‘Sono forse io custode di mio fratello’ prorompe il primo dopo l’uccisione di Abele; ad Adamo ed Eva, custodi del giardino dell’Eden. Ecco, speranza è custodire la vita del fratello, la pace, il ritorno al giardino”.
I saluti istituzionali sono proseguiti con la Prof.ssa Maria Concetta Tamburrini, Assessore alla Pubblica Istruzione e Turismo del Comune di Cassino, che ha portato anche i saluti del Sindaco Enzo Salera: “La città di Cassino è fortemente legata all’Abbazia e perciò vi ringraziamo per avere promosso questa tappa. Ed è per me emozionante la parola che sottolinea questo cammino. Ognuna delle parole che avete messo al centro di ogni tappa rappresenta un tesoro per l’umanità. E mi chiedo: che cosa posso fare io come assessore in questo contesto?… Sostenibilità, territorio, coltivare la speranza per le generazioni future… Come e cosa fare è un obiettivo, una scelta di senso… Levare ciò che non serve per porre al centro ciò che realmente serve: questo è un orizzonte di senso che guarda alla centralità della persona. E questo deve fare un amministratore pubblico: guardare ai bisogni della collettività. Oggi ho l’opportunità di compiere una riflessione importante sulle mie scelte. Grazie per questo stimolo!…”.
La parola è passata a Lucia Traversa, Presidente dell’Associazione “Amici di San Benedetto”: “Siamo felici che il nostro operato sia arrivato fino a Milano e che la Terra Sancti Benedicti
Ha chiuso la fase dei saluti il video di Francesco Ferrari, Presidente dell’Associazione Europea Vie Francigene: “La rassegna In cammino è un lungo viaggionelle Abbazie europee iniziato nel 2023 a Canterbury, da dove Sigerico partì intorno all’anno Mille per ricevere a Roma il pallio vescovile dalle mani del Papa, tracciando così la Via Francigena… Un viaggio affascinante che ha toccato luoghi ricchi di storia e di spiritualità, e chi vi ha partecipato ha potuto ammirare opere d’arte, edifici, manoscritti antichi, entrando in piena sintonia con coloroche – ieri come oggi – affrontavano la Via Francigena. Le Abbazie sono infatti il nostro punto cruciale, sia per l’accoglienza che per il sostentamento di pellegrini e viandanti”.
Il convegno è entrato nel vivo con l’intervento di Carlo Triarico, Presidente
Il secondo intervento è stato di Claudio Serafini, Direttore di Organic Cities Network Euro
Dopo il tema della sostenibilità, Tonino Bettanin
Ha chiuso il convegno del mattino il Prof. Nicola Tangari, Docente di Biblioteconomia e Tecniche della biblioteca digitale presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, che prima del suo intervento ha portato il saluto del Prof. Marco Dell’Isola, Rettore dell’ateneo.
“Divido la mia relazione in due parti – ha affermato il Professore – e comincerò col descrivere il rapporto tra Longobardi del nord e del sud. Quando si verifica la discesa di questi in Italia nel 570, con la costituzione tra l’altro del ducato di Benevento, San Benedetto non c’è già più, essendo scomparso nel 547. L’evento determinante è la conversione al cattolicesimo di questo popolo, con il rifiuto dell’eresia ariana. La prima distruzione di Montecassino avviene nel 577 ad opera del duca longobardo Zottone, così come narra Paolo Diacono, autore dell’’Historia Langobardorum’
“Abbiamo ascoltato parole dotte, capaci di suggerircimolte idee e suggestioni per l’avvenire – ha chiuso i lavori del convegno Livia Pomodoro. – E’ stata una mattinata significativa sotto tanti punti di vista. Il tema della speranza è stato scelto non a caso per la tappa di Montecassino che, dinanzi all’immane distruzione subita, ha avuto il coraggio di andare avanti e ricostruirsi… Occorre tornare a parlare, a parlarsi. Le parole, quando sono vere, provengono dal cuore e dalla mente… Vi invito tutti a essere presenti alle ore 15 per la seconda parte di questa nostra ventiquattresima tappa!”.
Nel pomeriggio, dopo il pranzo consumato nel refettorio abbaziale insieme ai monaci, la giornata è continuata con l’incontro “Il significato della speranza nel mondo antico e in quello attuale”, che ha visto la presenza del Rev.mo Padre Antonio Luca Fallica OSB, del giornalista ANSA Massimo Sebastiani e il video di S.E.R. Mons. Francesco Savino, Vicepresidente della CEI per l’Italia Meridionale.
Un incontro che si è rivelato un interessante dialogo a tre, nonostante l’intervento non in presenza di Mons. Savino, il quale ha iniziato ringraziando la Presidente Pomodoro “per la stupenda intuizione di In cammino”. E ha così proseguito: “La parola speranza deriva dal latino ‘spes’ che origina a sua volta da ‘pes’: piede. Infatti sperare significa in fondo camminare sulle nostre gambe, scegliere. Esiodo racconta che la speranza era imprigionata nel vaso di Pandora insieme a tutti i mali, e fuoriuscì per lenire le sofferenze dell’umanità dopo l’apertura del vaso… Essa impedisce ad alcuni di affondare nell’illusione, per altri rappresenta invece un inganno dolce. Nel mondo greco l’’ananke’, la necessità inesorabile, è un intreccio fatale le cui spire legano l’individuo al suo destino, però la speranza è capace di spezzare queste catene e di liberare l’uomo. Secondo la concezione ciclica del tempo professata dai Greci, rispetto alla linearità giudaico-cristiana, tutto si ripete…Ma c’è il ‘daimon’, il principio interiore, il genio tutelare di Socrate descritto nel ‘Simposio’ da Platone, ovvero quella voce interiore che ci richiama verso ciò che siamo destinati a essere… Per Sant’Agostino è dentro di noi che dobbiamo scavare per raggiungere ciò che è bello”.
“Cercherò di integrare la prospettiva accennata da Monsignor Savino – ha replicato Dom Antonio Luca – della circolarità del tempo nel mondo antico in confronto all’esperienza biblica giudaica e cristiana: più che a una linea, penso per quest’ultima a una spirale, a una circolarità aperta che tende all’escatologico. La speranza è determinata dal differente orientamento con cui la persona si colloca nello spazio e nel tempo. Il passaggio fondamentale è da una vita che si fonda sui propri progetti a una basata sulla promessa di Dio. L’etimo di ‘progetto’ è: ‘io prendo e getto davanti a me’; ‘promessa’ significa invece che qualcun altro mette davanti a me: speranza è la promessa di Dio”.
Massimo Sebastiani: “La bellezza originale della parola speranza è che essa non si è fatta erodere molto dal suo uso moderno, come è accaduto per altre parole che perdono o assumono altri significati… L’etimo è dal sanscrito ‘spa’ che vuol dire ‘tendere’, termine che contiene già in sé dinamismo: pensiamo ai derivati come spinta, spendere, spegnere… E appunto spirale, spiraglio… In effetti la speranza è dinamica, non è solo attesa passiva e basta”.
Dom Antonio Luca: “Sant’Agostino ci dice che la speranza possiede due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio…”.
Monsignor Savino: “Sperare è un atto creativo, per cuidevo fidarmi della voce che mi sprona ad andare oltre…Dobbiamo stare attenti tanto alla banalità del male, secondo l’insegnamento di Hannah Arendt, quanto al male della banalità generato dall’uniformità, dalla rassegnazione, dal catastrofismo fine a se stesso. La speranza allora si fa coraggio”.
Dom Antonio Luca: “Speranza è affine al verbo attendere, aspettare. Attendere: tendere verso, implica una tensione; e aspettare, che mostra la medesima radice di spettacolo e spettatore. Dobbiamo essere capaci di cambiare lo sguardo sul presente, di trasfigurare il nostro sguardo. Sul pavimento della Cattedrale di Chartres è raffigurato un labirinto che i pellegrini attraversanocome simbolo delle difficoltà da affrontare durante il loro viaggio e della destinazione finale da trovare. Esso è illuminato da due parti: sul davanti dalle vetrate dell’abside, alle spalle dal sole che tramonta filtrato attraverso il rosone e le vetrate colorate. Queste due fonti luminose, per non perdersi nel labirinto, rappresentano la memoria e la speranza nel futuro, nel sole che tramonta e torna a sorgere











































