Abbazia del Santissimo Salvatore al Goleto

Ventitreesima tappa 2025:
Abbazia del Goleto, a Sant’Angelo dei Lombardi

Parola declinata: cammino

Quello della ventitreesima tappa è stato un appuntamento particolare, in quanto In cammino ha partecipato, con una delegazione guidata dalla Presidente Livia Pomodoro e dal Direttore Tonino Bettanini, alla seconda edizione del “Forum dei Cammini storico-religiosi” in programma, dal 30 maggio al 1° giugno 2025, all’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino.

Un invito che si è innestato in maniera coerente nel nostro itinerario che tocca le maggiori – dal punto di vista storico e spirituale – Abbazie d’Europa, in quanto il Goleto rappresenta un importante complesso monastico non solo per l’Alta Irpinia ma per tutta l’Italia meridionale. Un complesso che ha unito il Nord e il Sud della penisola, dato che la sua fondazione si deve nel 1133 a San Guglielmo da Vercelli, divenuto poi di Montevergine, dal nome della prima Abbazia che fondò nella provincia di Avellino. La seconda fu proprio il Goleto, scelto come eremitaggio dal Santo – nato a Vercelli nel 1085 e scomparso in questo monastero nel 1142 – per la sua posizione isolata, immersa nella natura aspra e armoniosa di Sant’Angelo dei Lombardi.

Guglielmo ha viaggiato a lungo in questi luoghi in parte impervi arrivando, come attestano diverse fonti storiche, fino in Puglia. Il “Cammino di Guglielmo” collega le due Abbazie da lui fondate – Montevergine e Goleto – ai centri di Campania, Basilicata e Puglia legati al suo nome e alla sua opera di evangelizzazione: un tragitto lungo 320 chilometri che dai monti dell’Irpinia conduce ancora oggi i pellegrini verso quelli che un tempo erano i porti d’imbarco per la Terrasanta.

Il “Forum dei Cammini storico-religiosi”, giunto quest’anno alla seconda edizione, si occupa delle quindici tappe che formano l’itinerario di Guglielmo mettendo a confronto, in una tre giorni di dibattiti e interventi, sindaci, religiosi, associazioni del territorio, studiosi e relatori di fama internazionale. L’incontro al Goleto per questo secondo appuntamento del Forum è caduto dopo la campagna di restauri, da poco conclusa, che ha interessato il complesso.

Quello della ventitreesima tappa è un appuntamento particolare, in quanto In cammino partecipa, con una delegazione guidata dalla Presidente Livia Pomodoro e dal Direttore Tonino Bettanini, alla seconda edizione del “Forum dei Cammini storico-religiosi” in programma, dal 30 maggio al 1° giugno, all’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino.

Un invito che si innesta in maniera coerente nel nostro itinerario che tocca le maggiori – dal punto di vista storico e spirituale – Abbazie d’Europa, in quanto il Goleto rappresenta un importante complesso monastico non solo per l’Alta Irpinia ma per tutta l’Italia meridionale. Un complesso che ha unito il Nord e il Sud della penisola, dato che la sua fondazione si deve nel 1133 a San Guglielmo da Vercelli, divenuto poi di Montevergine, dal nome della prima Abbazia che fondò qui nella provincia di Avellino. La seconda fu proprio il Goleto, scelto come eremitaggio dal Santo – nato a Vercelli nel 1085 e scomparso in questo monastero nel 1142 – per la sua posizione isolata, immersa nella natura aspra e armoniosa di Sant’Angelo dei Lombardi.

Guglielmo ha viaggiato a lungo in questi luoghi in parte impervi arrivando, come attestano diverse fonti storiche, fino in Puglia. Il “Cammino di Guglielmo” collega le due Abbazie da lui fondate – Montevergine e Goleto – ai centri di Campania, Basilicata e Puglia legati al suo nome e alla sua opera di evangelizzazione: un tragitto lungo 320 chilometri che dai monti dell’Irpinia conduce ancora oggi i pellegrini verso quelli che un tempo erano i porti d’imbarco per la Terrasanta.

Il “Forum dei Cammini storico-religiosi”, giunto quest’anno alla seconda edizione, si occupa delle quindici tappe che formano l’itinerario di Guglielmo mettendo a confronto, in una tre giorni di dibattiti e interventi, sindaci, religiosi, associazioni del territorio, studiosi e relatori di fama internazionale. L’incontro al Goleto per questo secondo appuntamento del Forum cade dopo la campagna di restauri, appena conclusa, che ha interessato il complesso.

La parola scelta per questa nostra ventitreesima tappa così speciale, non poteva che essere: Cammino, che Livia Pomodoro – titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano – e Tonino Bettanini – Direttore di In cammino – declineranno nei loro interventi, raccontando tra l’altro i passaggi salienti di questi tre anni di pellegrinaggio etico-culturale da noi svolti per le Abbazie d’Europa, dove si sono organizzati convegni sulle coltivazioni avviate dai monaci e presenti sui territori, incontri sulla spiritualità e l’impegno etico-sociale, spettacoli e recital legati ai luoghi visitati.

Al convegno del Goleto partecipano tra gli altri: S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia; P. Riccardo Luca Guariglia OSB, Abate di Montevergine e P. Giovanni Maria Gargiulo OSB, Superiore dell’Abbazia del Goleto; Carmine De Angelis,Direttore generale Turismo delle Radici, Presidenza del Consiglio; Felice Casucci, Assessore al Turismo della Regione Campania; Rosanna Repole, Sindaco di S. Angelo dei Lombardi. Gli incontri sono moderati dai giornalisti Elisa Forte e Annibale Discepolo.

“Il nostro viaggio è iniziato nel 2023 a Canterbury sulle orme di Sigerico, che per primo tracciò la rotta della Via Francigena – ha sottolineato Livia Pomodoro. – Tanti sono stati i luoghi visitati finora e le persone incontrate, così come i ricordi che porteremo sempre con noi. Sono stati momenti di crescita personale e di scoperta di una storia che coniuga insieme passato, presente e futuro. Una storia fatta di spiritualità, di arte, bellezza e di un’agricoltura rispettosa dell’uomo e della natura, nata e sviluppata nelle Abbazie. E’ in questi luoghi senza tempo come al Goleto, che ancora oggi si conservano e si preservano le radici della cultura europea”.

Gallery tappa Goleto

La parola scelta per questa nostra ventitreesima tappa così speciale, non poteva che essere: Cammino, che Livia Pomodoro – titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano – e Tonino Bettanini – Direttore di In cammino – hanno declinato nei loro interventi nella giornata di sabato 30 maggio, raccontando tra l’altro i passaggi salienti di questi tre anni di pellegrinaggio etico-culturale da noi svolti per le Abbazie d’Europa, dove si sono organizzati convegni sulle coltivazioni avviate dai monaci e presenti sui territori, incontri sulla spiritualità e l’impegno etico-sociale, spettacoli e recital legati ai luoghi visitati.

Al convegno del Goleto hanno partecipato tra gli altri: S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia; P. Riccardo Luca Guariglia OSB, Abate di Montevergine e P. Giovanni Maria Gargiulo OSB, Superiore dell’Abbazia del Goleto; Carmine De Angelis, Direttore generale Turismo delle Radici, Presidenza del Consiglio; Felice Casucci, Assessore al Turismo della Regione Campania; Rosanna Repole, Sindaco di S. Angelo dei Lombardi. Gli incontri sono stati moderati dai giornalisti Elisa Forte e Annibale Discepolo.

“Il nostro viaggio è iniziato nel 2023 a Canterbury sulle orme di Sigerico, che per primo tracciò la rotta della Via Francigena – ha sottolineato Livia Pomodoro. – Tanti sono stati i luoghi visitati finora e le persone incontrate, così come i ricordi che porteremo sempre con noi. Sono stati momenti di crescita personale e di scoperta di una storia che coniuga insieme passato, presente e futuro. Una storia fatta di spiritualità, di arte, bellezza e di un’agricoltura rispettosa dell’uomo e della natura, nata e sviluppata nelle Abbazie. E’ in questi luoghi senza tempo come al Goleto, che ancora oggi si conservano e si preservano le radici della cultura europea”.

Come sopra accennato, la cittadella monastica del Santissimo Salvatore al Goleto sorse nel 1133 ad opera di Guglielmo da Vercelli, che aveva ricevuto il suolo per la nuova badia da Ruggero, signore normanno della vicina Monticchio, località oggi disabitata, situata tra Sant’Angelo dei Lombardi e Rocca San Felice.

Per volontà del fondatore, il vasto fabbricato primitivo era destinato ad ospitare una comunità mista di monache e monaci, dove l’autorità suprema era rappresentata dalla Badessa, mentre ai monaci era affidato il servizio liturgico e la cura della parte amministrativa.

Il complesso ruotava attorno alla Chiesa del Santissimo Salvatore che, posta al centro e con la facciata volta ad occidente, comprendeva il monastero grande delle monache, a fianco dell’abside, e quello più piccolo dei monaci davanti alla facciata.

Con ogni probabilità già alla morte del Santo fondatore, avvenuta nella notte tra il 24 e il 25 giugno del 1142, fu iniziato un primo rifacimento della chiesa che ne avrebbe ospitato le spoglie.

Sotto la guida di celebri abbadesse – Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica – la comunità crebbe e, diventato famoso per la santità delle monache, il monastero si arricchì di terreni e opere d’arte. Alla loro operosità si devono alcuni dei monumenti più significativi del complesso monastico: la torre Febronia, vero capolavoro di arte romanica realizzato con numerosi blocchi lapidei provenienti da un mausoleo romano, prende il nome dalla Badessa che nel 1152 ne dispose la costruzione per la difesa del monastero.

La Cappella di San Luca fu edificata nel 1255 per accogliere la reliquia del Santo evangelista. È il gioiello dell’Abbazia.

Per circa due secoli la comunità monastica esercitò una forte influenza in special modo sull’Irpinia, la Puglia e la Basilicata, grazie anche alla protezione che la nobiltà normanno-sveva esercitò su di essa.

A partire però dal 1348, anno della peste nera, iniziò una lenta e inesorabile decadenza che determinò, il 24 gennaio 1506, la soppressione ad opera di Papa Giulio II della comunità monastica che, di fatto, avvenne con la morte dell’ultima abbadessa nel 1515.

Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci. Iniziò così una lenta ripresa che culminò verso la metà del XVIII secolo, dopo gli ingenti danni subiti a causa del terremoto del novembre 1732, con il restauro completo del monastero e la costruzione della Chiesa Grande, ad opera di Domenico Antonio Vaccaro.

Nel 1807 il sovrano di Napoli Giuseppe Bonaparte soppresse nuovamente l’Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise tra i paesi vicini.

Dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato e gli appelli per il recupero del monumento risultarono vani. Furono trafugati portali e pietre, i tetti e le mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati del luogo. Solo il casale dei contadini continuò la sua vita secolare.

Nel 1973 si stabilì tra i ruderi dell’Abbazia Padre Lucio Maria De Marino (1912-1992), un monaco benedettino proveniente da Montevergine che riportò con tenacia l’attenzione sull’esigenza del recupero materiale e spirituale del Goleto.

Grazie a lui si avviarono i primi lavori di restauro che pian piano permisero il recupero funzionale del complesso, restituendolo a nuova vita.

Dal 1990 al luglio 2021 i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld, si presero cura dell’animazione spirituale del complesso goletano, che divenne sempre più un punto di riferimento per fedeli, pellegrini e visitatori. I Padri benedettini sono infine ritornati all’Abbazia del Goleto nel 2024.

Dopo la presenza e gli interventi al “Forum dei Cammini storico-religiosi”, la Presidente Pomodoro e il Direttore Bettanini si sono recati a Mercogliano, in visita all’Abbazia Santuario di Montevergine.

Si tratta di un complesso monastico benedettino di grande importanza storica: è infatti una della sei abbazie territoriali italiane ed è stato dichiarato monumento nazionale. Al suo interno viene venerato il dipinto della Madonna di Montevergine e si stima che ogni anno sia visitato da circa un milione e mezzo di pellegrini.

La sua costruzione si fa risalire alla consacrazione della prima chiesa nel 1126, benché l’ascesa al monte Partenio di Guglielmo da Vercelli sia documentata nel 1118. Il futuro Santo aveva scelto questo luogo solitario per la sua ascesi, ma la fama delle sue virtù finì per attrarre numerosi discepoli e far sorgere una comunità monastica. In poco tempo un’intensa attività edificatrice portò alla realizzazione delle prime celle per i religiosi e di una prima chiesetta che la profonda devozione mariana di Guglielmo consacrò alla Madonna. Riuniti nella congregazione dei Virginiani, i monaci diffusero la devozione mariana nell’intero Mezzogiorno, organizzando pellegrinaggi e facendo di Montevergine il più famoso santuario mariano dell’Italia meridionale.

Quello della ventitreesima tappa è un appuntamento particolare, in quanto In cammino partecipa, con una delegazione guidata dalla Presidente Livia Pomodoro e dal Direttore Tonino Bettanini, alla seconda edizione del “Forum dei Cammini storico-religiosi” in programma, dal 30 maggio al 1° giugno, all’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino.

Un invito che si innesta in maniera coerente nel nostro itinerario che tocca le maggiori – dal punto di vista storico e spirituale – Abbazie d’Europa, in quanto il Goleto rappresenta un importante complesso monastico non solo per l’Alta Irpinia ma per tutta l’Italia meridionale. Un complesso che ha unito il Nord e il Sud della penisola, dato che la sua fondazione si deve nel 1133 a San Guglielmo da Vercelli, divenuto poi di Montevergine, dal nome della prima Abbazia che fondò qui nella provincia di Avellino. La seconda fu proprio il Goleto, scelto come eremitaggio dal Santo – nato a Vercelli nel 1085 e scomparso in questo monastero nel 1142 – per la sua posizione isolata, immersa nella natura aspra e armoniosa di Sant’Angelo dei Lombardi.

Guglielmo ha viaggiato a lungo in questi luoghi in parte impervi arrivando, come attestano diverse fonti storiche, fino in Puglia. Il “Cammino di Guglielmo” collega le due Abbazie da lui fondate – Montevergine e Goleto – ai centri di Campania, Basilicata e Puglia legati al suo nome e alla sua opera di evangelizzazione: un tragitto lungo 320 chilometri che dai monti dell’Irpinia conduce ancora oggi i pellegrini verso quelli che un tempo erano i porti d’imbarco per la Terrasanta.

Il “Forum dei Cammini storico-religiosi”, giunto quest’anno alla seconda edizione, si occupa delle quindici tappe che formano l’itinerario di Guglielmo mettendo a confronto, in una tre giorni di dibattiti e interventi, sindaci, religiosi, associazioni del territorio, studiosi e relatori di fama internazionale. L’incontro al Goleto per questo secondo appuntamento del Forum cade dopo la campagna di restauri, appena conclusa, che ha interessato il complesso.

La parola scelta per questa nostra ventitreesima tappa così speciale, non poteva che essere: Cammino, che Livia Pomodoro – titolare della Cattedra Unesco “Food Systems for Sustainable Development and Social Inclusion” presso l’Università Statale di Milano – e Tonino Bettanini – Direttore di In cammino – declineranno nei loro interventi, raccontando tra l’altro i passaggi salienti di questi tre anni di pellegrinaggio etico-culturale da noi svolti per le Abbazie d’Europa, dove si sono organizzati convegni sulle coltivazioni avviate dai monaci e presenti sui territori, incontri sulla spiritualità e l’impegno etico-sociale, spettacoli e recital legati ai luoghi visitati.

Al convegno del Goleto partecipano tra gli altri: S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia; P. Riccardo Luca Guariglia OSB, Abate di Montevergine e P. Giovanni Maria Gargiulo OSB, Superiore dell’Abbazia del Goleto; Carmine De Angelis,Direttore generale Turismo delle Radici, Presidenza del Consiglio; Felice Casucci, Assessore al Turismo della Regione Campania; Rosanna Repole, Sindaco di S. Angelo dei Lombardi. Gli incontri sono moderati dai giornalisti Elisa Forte e Annibale Discepolo.

“Il nostro viaggio è iniziato nel 2023 a Canterbury sulle orme di Sigerico, che per primo tracciò la rotta della Via Francigena – ha sottolineato Livia Pomodoro. – Tanti sono stati i luoghi visitati finora e le persone incontrate, così come i ricordi che porteremo sempre con noi. Sono stati momenti di crescita personale e di scoperta di una storia che coniuga insieme passato, presente e futuro. Una storia fatta di spiritualità, di arte, bellezza e di un’agricoltura rispettosa dell’uomo e della natura, nata e sviluppata nelle Abbazie. E’ in questi luoghi senza tempo come al Goleto, che ancora oggi si conservano e si preservano le radici della cultura europea”.